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    partecipa alla Rassegna Corale

     

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    ore 20.30

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IL MONTE SABOTINO

 

MONTE SABOTINO

 

Il Monte Sabotino (MS) è situato a pochi chilometri dalla città di Gorizia, tra le ultime propaggini delle Prealpi Giulie Meridionali e con i suoi 609 m di quota rappresenta il rilievo più alto della provincia.Il MS è il fianco SW di un’anticlinale fortemente asimmetrica di calcari cretacei limitata verso S da una faglia che mette a contatto le citate formazioni con formazioni terziarie. L’altro fianco dell’anticlinale costituisce il Monte Santo (Slovenia), separato dal MS dalla profonda valle dell’Isonzo. La sua struttura fa parte del settore delle Dinaridi esterne, situato nell’avampaese della catena neogenico-quaternaria S-vergente del Subalpino orientale. Tale tendenza è evidenziata anche dalle giaciture con direzioni prossime ai 315°. Gli strati presentano inclinazioni che da subverticali nella parte inferiore del versante, arrivano a 45° in prossimità della vetta. Sulla parte sommitale del MS sono stati misurati circa 120 m di calcari del Cenomaniano inferiore, unica presenza nella provincia. Si tratta di facies granosostenute con alternanze di Grainstones, Rudstone e Packstone in cui si rinvengono interessanti esemplari di Rudiste in posizione di crescita, Caprinidi di grosse dimensioni e lunghe Radiolitidi (in particolare tra il VII e VIII tornante). Il Cenomaniano medio-superiore affiora in una stretta fascia sigmoidale che da una quota media di 350 m passa a quella di 480 m. vista-dal-sabotino
Questo breve intervallo risulta particolarmente interessante per le cariature con canali anastomizzati riempite da fango carbonatico rossastro ed altro materiale dall’aspetto terrigeno, ma anche per i sistemi di piccole cavità sbrecciate e riempite con silt carbonatico rosso violaceo. In prossimità del IV tornante è presente una tasca bauxitico-argillosa (probabile piccola morfologia paleocarsica), che assieme ai precedenti elementi sono importanti indici di un evento paleocarsico. Tale episodio ha determinato una superficie d’erosione con conseguente riduzione di spessore del Cenomaniano medio-superiore ed una probabile scomparsa del Turoniano.

La tasca bauxitica fa ipotizzare un’emersione della piattaforma per un periodo dell’ordine del milione di anni in ambiente caldo umido. L’emersione ha quindi causato un carsismo ipogeo tardivo su sedimenti litificati con conseguente brecciatura della roccia. In questo intervallo, ad una quota media di 350 m, sono presenti due cave coltivate fino alla metà del ‘900 per produrre una breccia calcarea rossastra utilizzata in molte chiese goriziane (si riteneva si trattasse di Rosso Ammonitico veronese) e per scolpire la fontana del Pacassi di P.zza Vittoria. Scendendo di quota s’intercemonte3tta il Senoniano inferiore, più potente sul lato W, costituito da calcari grigi e grigio-scuri fango–sostenuti, riferibili ad un ambiente di rampa. Scendendo ulteriormente s’incontra la “Faglia del Monte Sabotino” con cui i termini cretacei sovrascorrono su quelli terziari. I calcari senoniani fortemente brecciati dell’anticlinale poggiano sulla “Scaglia rossa” e sul “Flysch di Cormòns”. Quest’ultimo rappresenta in particolare la principale formazione dei rilevi paleo-eocenici del Collio.

Si ritiene che la genesi del MS sia legata a tre fasi:la prima, cretacico superiore, diede origine a deboli piegamenti di questa anticlinale ed a quella del Carso;la seconda, oligogenica legata all'orogenesi dinarica, determinò l'innalzamento delle anticlinali; la terza, miocenica, determinò la complicazione della struttura con fenomeni disgiuntivi.

ASPETTI NATURALISTICI

La singolare posizione geografica del Sabotino posto a cavallo dei distretti illirico-balcanico ed alpino mette a contatto diverse realtà floristiche e faunistiche. Tutto ciò si manifesta nella grande ricchezza biotica del sito, che presenta tra l'altro una flora fanerogamica di oltre 450 specie la quale a sua volta si articola in una complessa e dinamica situazione vegetazionale collegabile, per certi aspetti, a quella del Carso collinare. Processi di arbustamento progressivo ad opera soprattutto di scotano (Cotinus coggygria), orniello (Fraxinus ornus), ciliegio canino (Prunus mahaleb), ginepro (Juniperus communis) tendono a sopraffare la landa carsica assolutamente dominante fino a pochi decenni fa anche grazie al diffuso pascolamento ed al taglio dell' erba. Dal punto di vista vegetazionale sono visibili pinete artificiali a pino nero (Pinus nigra var. austriaca) di probabile impianto artificiale e la boscaglia carsica ormai affermata ad orniello (Fraxinus ornus), carpino nero (Ostrya carpinifolia) e roverella (Quercus pubescens), nella sua varianti a corniolo (Cornus mas) e a terebinto (Pistacia terebinthus), ubicata sul versante meridionale ed orientale della dorsale. Boscaglia pioniera a pero cervino (Amelanchier ovalis) e carpino nero (Ostrya carpinifolia) sono presenti sui macereti (ghiaioni) calcarei del versante sud-orientale, dove si nota la presenza di numerosi lecci (Quercus ilex) a portamento arbustivo. La vegetazione delle rocce in primavera, analogamente alla landa carsica, assume aspetti molto suggestivi per la cospicua fioritura di molte sResize Wizard-2pecie. Particolarmente spettacolari in questo contesto sono i piccoli e tappezzanti cespugli di ginestra sericea (Genista sericea) che in maggio con le loro fioriture gialle conferiscono a tutta la linea di cresta un aspetto da "giardino roccioso", dove più evidente è la commistione di specie mediterranee a distribuzione litorale (Hyssopus officinalis, Osyris alba,) e montano-alpine (Primula auricola, Daphne alpina, Hieracium villosum, ecc.). Salendo dal fiume verso la cresta della dorsale, sui suoli basali (colluviali) più profondi, troviamo gli aspetti boschivi mesofili maggiormente ricchi e produttivi a carpino bianco (Carpinus betulus) prevalente e - dove la rocciosità aumenta, - a frassino maggiore (Fraxinus excelsior) prevalente. Vanno menzionati anche alcuni nuclei di faggio (Fagus sylvatica) ubicati in prossimità di una sorgente. Più in alto, in una situazione di elevata aridità ambientale, troviamo vari tipi di boscaglia xerofila a carpino nero ed orniello, che nei siti più soleggiati ospitano il leccio (Quercus ilex).  Dal punto di vista faunistico per quanto riguarda i rettili, oltre alla vipera dal corno (Vipera ammodytes) - che in questa zona giunge probabilmente a contatto con l'altra specie di vipera, l'aspide (Vipera aspis), segnalata nelle sottostanti colline del Collio - va ricordato l'algiroide magnifico (Algyroides nigropunctatus), bella lucertola a distribuzione illirico-mediterranea. Tra gli uccelli svernanti va menzionato in particolare il sordone (Prunella collaris) e tra i nidificanti l'aquila reale (Aquila chrysaetos), il codirossone (Monticola saxatilis), il gufo reale (Bubo bubo), lo zigolo muciatto (Emberiza cia) e la persistenza di una ristrettissima popolazione di coturnice (Alectoris graeca), un tempo specie diffusissima in zona e sul Carso litoraneo - dove non è più presente - ed attualmente anche qui in pericolo di scomparsa definitiva per la ristrettezza crescente di superfici a landa rocciosa sufficientemente estese. Tra le molte specie di mammiferi, oltre alla diffusione del capriolo (Capreolus capreolus), va segnalata la presenza di un nucleo di camosci (Rupicapra rupicapra), negli ambiti più rupestri e meno frequentati della zona.     

 Monte Sabotino e San Valentino: motivi di una proposta di tutela per un territorio a cavallo del confine italo - sloveno Il grande valore naturalistico e paesaggistico della dorsale del monte Sabotino - S. Valentino risulta evidente a chi ne percorra i sentieri. Ubicata all' entrata dell'Isonzo in territorio italiano - raggiunge l'altezza massima di 609 metri e geograficamente occupa una posizione non molto lontana né dai primi rilievi alpini né dal mare Adriatico, risentendo in tal modo delle forti e contrastanti influenze (floristiche, faunistiche, ecc.) provenienti da questi e  da altri distretti (area illirico-balcanica in particolare). Tutto ciò si manifesta nella grande ricchezza biotica del sito, che presenta tra l'altro una flora fanerogamica di oltre 450 specie la quale a sua volta si articola in una complessa e dinamica situazione vegetazionale, in parte collegabile, sotto il profilo naturalistico, a quella del Carso collinare.Resize Wizard-4La dorsale è una zona di notevole diversità ambientale derivante da una geologia articolata che vede l'affioramento di assise rocciose di diversa natura. Nella parte più bassa del versante meridionale della dorsale infatti affiora prevalentemente il flysch eocenico che, in generale facilmente erodibile, sviluppa suoli profondi, fertili e freschi su cui accanto agli estesi vigneti ancora persistono boschi cedui mesofili di piccola entità con roveri (Quercus petraea) e castagni (Castanea sativa), ma  in cui l' esotica robinia (Robinia pseudacacia) é divenuta - a partire dalla seconda metà del secolo scorso - l' albero dominante. Attorno ai 200 metri di altitudine s.l.m.m, al flysch succede la roccia calcarea che determina un ambiente carsico con molta roccia affiorante e suoli superficiali aridi non coltivabili. Su questi le attività umane di un tempo mantenevano estensivamente una cotica erbosa a prateria (landa carsica) per il sostentamento del bestiame, mentre adesso sono lasciati all'evoluzione spontanea e naturale della vegetazione.Attualmente i principali aspetti vegetazionali della zona sono:-             Aspetti di landa carsica fino a pochi decenni orsono assolutamente dominante in questo ambito - conseguentemente al continuo e diffuso pascolamento ed al taglio dell' erba - ed ora in forte contrazione per i processi di arbustamento progressivo ad opera soprattutto di scotano (Cotinus coggygria), orniello (Fraxinus ornus), ciliegio canino (Prunus mahaleb), ginepro (Juniperus communis), ecc., in un fenomeno che, analogamente a quanto avviene sul Carso litoraneo, tende alla ricostituzione spontanea e generalizzata della boscaglia carsica.-             Pineta artificiale a pino nero (Pinus nigra var. austriaca) di probabile impianto artificiale.-             Boscaglia carsica ormai affermata ad orniello (Fraxinus ornus), carpino nero (Ostrya carpinifolia) e roverella (Quercus pubescens), nella sua varianti a corniolo (Cornus mas) e a terebinto (Pistacia terebinthus), ubicata sul versante meridionale ed orientale della dorsale  -             Boscaglia pioniera a pero cervino (Amelanchier ovalis) e carpino nero (Ostrya carpinifolia) dei macereti (ghiaioni) calcarei del versante sud-orientale, dove si nota la presenza di numerosi lecci (Quercus ilex) a portamento arbustivo.-             Vegetazione delle rocce, che in primavera, analogamente alla landa carsica, assume aspetti molto suggestivi per la cospicua fioritura di molte specie. Particolarmente spettacolari in questo contesto sono i piccoli e tappezzanti cespugli di ginestra sericea (Genista sericea) che in maggio con le loro fioriture gialle conferiscono a tutta la linea di cresta un aspetto da  "giardino roccioso", dove più evidente è la commistione di specie mediterranee a distribuzione litorale (Hyssopus officinalis, Osyris alba,) e montano-alpine (Primula auricola, Daphne alpina, Hieracium villosum, ecc.)-             Una articolata serie di tipologie forestali sul versante nord le quali, anche se in modo tra loro differenziato, risentono dell'interazione di vari fattori quali il ristagno di umidità atmosferica in prossimità del fiume, l' esposizione più o meno soleggiata, la maggiore o minore rocciosità del substrato, ecc. Salendo dal fiume verso la cresta della dorsale, sui suoli basali (colluviali) più profondi, troviamo gli aspetti boschivi mesofili maggiormente ricchi e produttivi a carpino bianco (Carpinus Resize Wizard-1betulus) prevalente e - dove la rocciosità aumenta, - a frassino maggiore (Fraxinus excelsior) prevalente. Vanno menzionati anche alcuni nuclei di faggio (Fagus sylvatica) ubicati di fronte alla sorgente del Mrzlek. Più in alto, dove la forte pendenza, l'insolazione, l'azione della bora, la cospicua rocciosità affiorante, i suoli poco profondi, ecc. determinano una situazione di elevata aridità ambientale troviamo vari tipi di boscaglia xerofila a carpino nero ed orniello, che nei siti più soleggiati ospitano il leccio (Quercus ilex)   Tutto l'ambito del Sabotino-San Valentino ospita una ricca e composita fauna con alcuni elementi di assoluto valore per rarità o peculiarità. Per quanto riguarda i rettili, oltre alla vipera dal corno (Vipera ammodytes) - che in questa zona giunge probabilmente a contatto con l'altra specie di vipera, l'aspide (Vipera aspis), segnalata nelle sottostanti colline del Collio - va ricordato l'algiroide magnifico (Algyroides nigropunctatus), bella lucertola a distribuzione illirico-mediterranea. Tra gli uccelli svernanti va menzionato in particolare il sordone (Prunella collaris) e tra i nidificanti l'aquila reale (Aquila chrysaetos), il codirossone (Monticola saxatilis), il gufo reale (Bubo bubo), lo zigolo muciatto (Emberiza cia) e la persistenza di una ristrettissima popolazione di coturnice (Alectoris graeca), un tempo specie diffusissima in zona e sul Carso litoraneo - dove non è più presente - ed attualmente anche qui in pericolo di scomparsa definitiva per la ristrettezza crescente di superfici a landa rocciosa sufficientemente estese. Tra le molte specie di mammiferi, oltre alla diffusione del capriolo (Capreolus capreolus), va  segnalata la presenza di un nucleo di camosci (Rupicapra rupicapra), negli ambiti più rupestri e meno frequentati della zona.Dopo questa brevissima e limitata descrizione dei valori naturalistici, è necessario spendere alcune parole su quelli che sono invece i problemi ambientali della zona. Uno dei principali è la strada di collegamento tra il Collio Sloveno e Nova Gorica, realizzata all'inizio degli anni 80 con i finanziamenti relativi agli interventi previsti dal Trattato di Osimo. Questa, soprattutto nel tratto che interessa il territorio italiano (tratto che si snoda per circa 1.700 metri lungo il versante meridionale della dorsale, su substrato prevalentemente calcareo) costituisce un’opera di elevatissimo impatto ambientale - poiché barriera insormontabile per numerose specie animali nonchè fonte di inquinamento di vario tipo (acustico, atmosferico, biologico, ecc.) - e soprattutto paesaggistico, essendo l'opera in questione molto ben visibile anche da diversi chilometri di distanza, con pesante compromissione dell' immagine scenografica dell' entroterra goriziano.Senza entrare nel merito di forse doverose considerazioni riguardanti sia la scelta della tipologia dei manufatti che affiancano la strada, sia le modalità realizzative degli stessi, del tutto prive di opere di minimizzazione degli impatti menzionati, ritengo sia necessario intervenire " a posteriori " - in un momento come quello attuale in cui si possono schiudere per la città di Gorizia nuove prospettive anche di tipo turistico - con interventi che, attraverso l'utilizzo di tecnologie naturalistiche, abbiano come obiettivo minimo almeno il miglioramento paesaggistico della squalificante situazione in cui versa il versante meridionale del monte a causa della presenza di questa a dir poco "ingombrante " arteria.Con la dissoluzione della repubblica jugoslava e la nascita della repubblica di Slovenia, l'area in questione, da zona di confine strettamente sorvegliata, pattugliata ed interdetta ai civili, si è trasformata nell'arco di alcuni anni in meta di gitanti ed escursionisti sia italiani che sloveni. I numerosi, facili e suggestivi sentieri che favoriscono la salita a piedi ai sempre più numerosi escursionisti, ai cercatori di funghi, di reperti bellici, ecc., uno sterrato in territorio sloveno che consente l'accesso automobilistico alla sommità della dorsale - dove è stata aperta una trattoria -, la strada militare italiana che, seppure formalmente ancora interdetta all'utilizzazione da parte dei civili, viene sempre più spesso abusivamente percorsa da automobili, hanno innesResize Wizard-5cato una situazione di progressiva ed indiscriminata frequentazione di ampi settori della dorsale anche al di fuori del tracciato dei percorsi. Ciò rappresenta un fattore d’indubbio disturbo faunistico e floristico, un pericolo per l'integrità ambientale dell'ambito (proliferazione di piccole discariche abusive, possibilità di incendi, ecc.), nonchè attività che lede i diritti dei proprietari dei fondi.La costituzione in questa zona di un'area protetta a cavallo del confine, attraverso una serie d’interventi paralleli da parte italiana e slovena, coordinati anche a livello scientifico, rappresenterebbe un'ottimo strumento per tutelare in modo attivo l'ambiente naturale della dorsale Sabotino-San Valentino sia attraverso lo sfruttamento sostenibile delle risorse naturali da parte dei proprietari dei fondi e dei residenti, sia ricorrendo alle varie possibilità di finanziamento già esistenti anche a livello europeo. In questo modo si potrebbe porre mano ai più urgenti problemi ambientali del sito e - mediante l'utilizzazione delle risorse forestali - garantire il recupero ed il mantenimento di un più elevato livello di diversità ambientale, conseguente ad un migliorato rapporto tra aree boscate e superfici aperte. Ciò si tradurrebbe anche in un rafforzamento dei contenuti faunistici, vegetazionali e paesaggistici generali della zona.Una forma di tutela organizzata, oltre a prevenire futuri usi errati od impropri di questa parte del territorio goriziano, potrebbe portare, attraverso lo sviluppo di una serie di attività di servizio collegate, ad una valorizzazione turistica dei contenuti naturalistici, storici, ecc. Regolando le fruizioni e concentrando gran parte dei già intensi flussi escursionistici su alcuni percorsi prestabiliti si potrebbe inoltre confinare gran parte del disturbo antropico.L'attivazione di un dibattito sulla proposta in questione, sollecitando i vari livelli dell'amministrazione pubblica competenti su questi temi, potrebbe costituire un primo passo verso una sua eventuale realizzazione. 

DESCRIZIONE STORICA

 Il Monte Sabotino (MS) ospita due importanti gruppi di reperti storici: uno legato alla I Guerra Mondiale (GM), uno all’eremo medievale di S.Valentino. Il MS è uno dei più noti luoghi di battaglia della I GM. Gli eventi bellici che si svolsero tra il ‘15 ed il ’17 lasciarono sul terreno numerosissime realizzazioni fortificatorie soprattutto ipogee che tra gli anni ’20 e ’30, in seguito alla ricostruzione ed alla sistemazione degli accessi alle gallerie, andarono a costituire una vasta Zona Sacra. Gli assalti italiani al MS iniziarono da NO nel 1915 e diretti verso la vetta, laddove gli Austriaci avevano realizzato un poderoso sistema fortificato sotterraneo contraddistinto da gallerie poste su più livelli. La conquista del MS avvenuta il 6 agosto 1916 ad opera del Colonnello Badoglio e dei suoi “Lupi di Toscana”, due giorni prima dell’ingresso a Gorizmonte1ia (VI battaglia dell’Isonzo), avvenne grazie all’apparato fortificatorio creato dagli Italiani in pochi mesi. Conquistato il monte, furono scavate imponenti gallerie in cui vennero posizionate le artiglierie utilizzate per vincere l’XI battaglia dell’Isonzo. Ad oggi sono state rilevate 19 cavità artificiali (su una quarantina) adibite a molteplici usi e di modesto sviluppo. Nella 336 FVG GO si ha il massimo sviluppo, numerosi vani e camminamenti e una particolare cura, probabile Posto Comando. per le finiture interne. Interessanti in quanto più sviluppate e complesse, le cavità 331 e 332 FVG GO sede di due cannoniere italiane. Meno sviluppate ma degne d’attenzione anche la Galleria dell’Osservatorio 333 FVG GO, che conduce ad un punto d’osservazione, e le 337 e 468 FGV GO, ampie per ospitare grossi calibri.

 Le prime notizie del compendio di S.Valentino risalgono al 1376. Distrutto durante la I GM, è costituito da una chiesetta arroccata sull’estremità SE del crinale a quota 535 (in Slovenia) e da un piccolo monastero con annessa foresteria (in Italia), meta di intensi pellegrinaggi fino al 1796 quando il luogo di culto fu abbandonato per la soppressione operata dall’Imperatore d’Austria Giuseppe II. La chiesa subì nei secoli numerosi ampliamenti e modifiche interne con l’aggiunta di un abside, della sacrestia e del campanile. Solo nel 1998 incominciò la sistemazione della chiesa per poi passare al monastero ed alla foresteria. Posti sul pendio sottostante la chiesa, cui erano collegati con una scala con gradini intagliati nella roccia,sembra si articolassero due edifici chiamati “casa dell’eremita” (ad est),con pochi vani di dimensioni ridotte, e “casa del pellegrino” con un ampio stanzone per accogliere i fedeli.

 

ringraziamo  l'amico Francesco Del Sordi che per presentare il Monte Sabotino ci ha autorizzato ad utilizzare parte della sua tesi di laurea "studi per la valorizzazione dei geositi in provincia di Gorizia"
facoltà di scienze matematiche fisiche e naturali corso di laurea in scienze geologiche anno accademico 2003-2004